Lijiang, il popolo Naxi e la religione Dongba

di Renzo Freschi

 

La meta del viaggio era Shangrila, famoso luogo immaginario al quale il Governo cinese ha dato nel 2001 una reale collocazione geografica come si può leggere nell’articolo “Joseph Rock, Ezra Pound e Shangrila” in questo sito. Durante il viaggio avevo comunque deciso di visitare anche Lijiang, una delle mete più popolari del turismo cinese dove ogni anno decine di milioni di visitatori si accalcano vocianti nelle stradine della città vecchia interamente ricostruita nello stile antico, dopo vari devastanti terremoti.

Ma al di fuori della città vecchia la vita locale scorre con ritmi diversi come nel bellissimo parco dove al mattino la gente si ritrova per praticare taichi, danza o altri esercizi fisici. È l’atmosfera generale che colpisce, la gente è più gentile del solito, la città è più pulita del solito ed è circondata da una natura che appare ancora in armonia con l’uomo (nei villaggi vicino a Lijiang, nonostante il turismo, negozi e abitazioni si mescolano tuttora a limpidi ruscelli e agli orti coltivati con cura).

Lijiang è la capitale dei Naxi, una minoranza etnica dall’indole pacifica e “ecologica” che vive in quest’area da oltre 1400 anni.

Nel corso dei secoli hanno conservato una cultura singolare con una scrittura pittografica (geroglifica, una delle tre al mondo), come nelle carte divinatorie pubblicate qui sotto.

Foto tratte dal catalogo della mostra “Stills of Peace,la Cultura Dongba”, Atri (TE), 2017

e la religione Dongba che mescola rituali sciamanico-animistici con elementi del Bon, religione del Tibet prima della diffusione del buddhismo lamaista.

Questa scrittura pittografica, tuttora letta e praticata dai sacerdoti Dongba (letteralmente “uomo saggio”)

è uno degli elementi identitari del popolo Naxi nonostante i tentativi della rivoluzione culturale di impedirne l’apprendimento. Comprende circa 1400 “geroglifici” e dal 1997 è inserita nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco; è l’unica lingua pittografica tuttora in uso dal momento che lingue geroglifiche similari, come quelle dell’antico Egitto e dei Maya, appartengono al passato. La scrittura consiste in una serie di segni e simboli collegati in una determinata sequenza che vengono letti dal sacerdote-dongba come una lingua fonetica. I testi sacri (oltre ventimila) narrano i miti più antichi della cultura Naxi: la nascita dell’uomo e del popolo Naxi e descrivono il complesso sistema dei riti che accompagnano la vita del singolo e della comunità. Uno dei principali è il “Sacrificio alla Natura”, emblema del millenario legame dei Naxi con la Natura. Nell’antichità il sacrificio al dio della natura aveva lo scopo di ripristinare l’armonia del rapporto uomo-natura nel caso di comportamenti scorretti. Già allora si riteneva che la contaminazione delle acque o un uso eccessivo delle risorse naturali, come abbattere più alberi di quelli necessari, erano comportamenti che portavano calamità e malattie e che quindi dovevano essere purificati. Il connubio Naxi-Natura è tuttora così vivo che gli abitanti di Lijiang sono orgogliosi che l’aria della città sia non inquinata, anzi sia l’unica in Asia a far parte delle dieci città al mondo con la migliore qualità dell’aria.

Il Dongba Culture Museum è il cuore dell’identità Naxi e raccoglie oltre diecimila reperti culturali e letterari: costumi tradizionali, oggetti quotidiani e rituali, libri, rielaborazioni artistiche della scrittura pittografica; alcuni sacerdoti insegnano la lingua Dongba agli studenti.

Una sala del Museo è in gran parte occupata dalla ricostruzione -molto realistica- di un luogo naturale simile a un bosco dove è preparato un altare per il sacrificio al demone dei giovani suicidi per amore, in modo che la loro anima abbandoni il mondo dei vivi ed entri in paradiso. Il rito è collegato alla mitica storia di due giovani ai quali è proibito realizzare il loro amore e perciò entrambi suicidi. La storia di questi Giulietta e Romeo Naxi fa parte della tradizione letteraria e musicale Dongba ed è regolarmente rappresentata a teatro.

Il sacerdote Dongba è la figura di riferimento dell’intera comunità: è lui che sa interpretare la scrittura pittografica e leggere gli antichi libri dei rituali; con il suo comportamento è un esempio e un modello etico per la comunità; sciamano, esorcista e guaritore, usa celebrare i sacrifici per conservare o ristabilire l’equilibrio tra il cielo, gli spiriti e gli uomini oppure, attraverso la divinazione, aiutare i fedeli a prendere delle decisioni importanti.

Quando muore un sacerdote particolarmente amato dai fedeli viene celebrato un grande rito per eliminarne il karma e permettere alla sua anima di raggiungere il paradiso.

Il sacerdote Dongba indossa abiti cerimoniali di stile cinese ma porta una corona di tradizione tibetana divisa in cinque parti, con al centro il Buddha e ai lati i quattro protettori dei punti cardinali.

Durante alcuni riti egli impugna una sorta di pugnale rituale in legno intagliato del tutto simile a quelli dei lama tibetani e degli sciamani nepalesi.

Si ritiene che per molti secoli la struttura sociale dei Naxi sia stata di tipo matriarcale, in seguito modificata nella tradizionale famiglia monogamica cinese; si è tuttavia conservata una tradizione matrilineare per la quale il neonato riceve il nome di famiglia della madre. Attraverso la scrittura pittografica e la forte presenza del sacerdote-sciamano, la religione Dongba ha potuto miracolosamente mantenere la memoria di culture arcaiche e di tradizioni animistiche ben visibili tutt’oggi nella pratica rituale nonostante le influenze buddhiste, taoiste e confuciane che si sono inserite nella struttura originale.

Renzo Freschi - asian art
Renzo Freschi
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2 Commenti
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    Franco Bellino
    Pubblicato alle 21:36h, 14 Dicembre Rispondi

    Affascinante scoperta, Renzo, che verrebbe voglia di andare subito a verificare e studiare sul posto. Citi un testo “Stills of Peace, la Cultura Dongba”, Atri (TE), 2017 che leggerei volentieri, ma che non sembra reperibile in Rete. Mi aiuti a trovarlo ? Grazie. Franco

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    Luisa Balicco
    Pubblicato alle 19:08h, 17 Dicembre Rispondi

    Grazie Renzo per tutto quanto hai documentato e la bellezza delle immagini

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