13 Ott IL FASCINO MISTERIOSO DELLE STATUE HANIWA
di Renzo Freschi
Mi hanno sempre affascinato le forme più antiche delle Culture asiatiche, ad esempio le Dee Madri della valle dell’Indo, i vasi thailandesi del periodo Ban Chiang, la semplice austerità delle prime statue cinesi in terracotta. Alcuni anni fa mi capitò di scoprire a Parigi una statua giapponese in terracotta che mi colpì per la sua potente semplicità. Dell’arte giapponese mi sono occupato delle maschere teatrali (sulle quali ho presentato una mostra “Le maschere dell’Anima” nel 2015) e della scultura buddhista.
Quella statua per me così insolita mi affascinava, mi portava in un mondo sconosciuto con la sua forma così arcaica ma anche estremamente moderna. In questo senso mi ricordava certe figure femminili e evanescenti di un noto artista italiano, Massimo Campigli. Decisi quindi di acquistarla e studiandola scoprii che risaliva al V secolo, quasi alle origini dell’arte giapponese. E’ una statua cava in terracotta chiamata genericamente Haniwa (lett. Cerchio di Argilla).
Le statue Haniwa erano poste sulla sommità dei tumuli funerari dove erano sepolti sovrani e eroici guerrieri, in questo senso possono essere considerate il corrispondente giapponese dei Ming Qi cinesi (Oggetti dello Spirito) posti nelle tombe di imperatori e aristocratici. Probabilmente sia le Haniwa che i Ming Qi sostituivano il sacrificio di familiari e funzionari praticato nelle epoche precedenti alla morte del sovrano. Le Haniwa inizialmente erano semplici cilindri di argilla che intorno al V secolo furono sostituiti con figure umane con gli abiti e le uniformi dell’epoca. Hanno forme essenziali, prive di realismo se non per una accurata riproduzione dei costumi e delle armature, come se il loro scopo fosse di enfatizzare il rango, il valore, lo status sociale del defunto. Alcune hanno le braccia stilizzate e sollevate come in un passo di danza. Occhi e bocca sono semplici buchi e fessure che danno al volto una espressione di enigmatica spiritualità tanto che gli studiosi hanno ipotizzato che alcune Haniwa rappresentino sciamani, intermediari tra gli spiriti della natura e l’uomo. Ipotesi plausibile dato che nel V secolo il Buddhismo non era ancora arrivato in Giappone e che la sua diffusione segnò la fine di questa tradizione.
Dama di corte.
Cina. Dinastia Han Orientali (25-220).
Terracotta policroma. H. cm 66
Prezzo su richiesta
Le statue Haniwa sono rare e difficilmente reperibili così quando alcuni mesi fa ebbi la fortuna di vedere da un caro amico e collega questa splendida testa maschile decisi di non farmela scappare per affiancarla alla statua che avevo da tempo. Il viso è modellato con semplicità, solo il naso e le sopracciglia sporgenti gli danno volume. Gli occhi sono lunghe fessure aperte dallo sguardo immobile e profondo. Sulla testa poggia un copricapo piatto trattenuto da un cordone intrecciato e sulla fronte spicca un largo diadema lavorato, simbolo distintivo di rango. Questo secondo acquisto non era legato solo al fascino per il mistero di questa testa ma è stat anche una scusa per anche una scusa per approfondire un argomento intrigante che come faccio abitualmente ho il piacere di condividere sul mio sito.










Nessun commento