Ganesh Sthapana – Talismani ricamati
(un breve saggio)

Tra il 1975 e l’85 avevo a Nuova Delhi un amico-autista con il quale partivo verso il Rajasthan e il Gujarat alla ricerca di “tesori”. Nel Saurashtra e poi nel mitico Kutch ci fermavamo quasi in ogni villaggio e talvolta anche negli accampamenti dei nomadi Rabari per acquistare i loro ricami. Amavo quegli incontri che mi aprivano le porte dell’India autentica, quella delle campagne e della vita tradizionale con le sue durezze ma anche dolcezze.

Una volta vidi appeso all’ingresso di una casa un riquadro di stoffa ricamata che aveva al centro una figura fortemente stilizzata e solo la lunga proboscide mi permise di riconoscere Ganesh, il dio indù con la testa di elefante. Tornato ad Ahmedabad, la capitale del Gujarat, andai a trovare Mannu Bhai, mercante di tessuti ricamati tradizionali e straordinario conoscitore dell’arte tessile della regione e rimasi incantato ad ascoltarlo quando, prendendo un ricamo da una pila di stoffe, mi raccontò da quale gruppo etnico e villaggio provenisse e poi mi insegnò a leggerne le figure, i simboli e i loro significati. Fu lui ad introdurmi nel mondo dei Ganesh- Sthapana.

Trovavo allora e trovo tutt’ora straordinario il fatto che quei ricami fossero uno diverso dall’altro e mi affascinavano soprattutto la sintesi e la stilizzazione ai limiti dell’astratto con cui il dio-elefante era rappresentato.

La maggior parte dei Ganesh-Sthapana proviene dal Saurashtra, provincia agricola e tessile del Gujarat nell’India centro-occidentale e hanno una forma pentagonale (un triangolo sopra un quadrato) come quella stilizzata di un tempio. Sono fatti con una stoffa di cotone rinforzata sul retro da una fodera che le dà una consistenza tale da poterli appendere. Il disegno viene tratteggiato con inchiostro nero e le varie parti sono ricamate, con varie tipologie di punto, con filo di seta o di cotone. Spesso sono cuciti sulla superficie numerosi specchietti rotondi, simbolo del potere illuminante del dio, e si può immaginare l’effetto suggestivo dei loro riflessi quando vengono colpiti, in una stanza senza elettricità, dalla luce di una candela o di una lanterna. Infine viene cucita sui bordi una fettuccia di cotone che fa da cornice e ai cinque angoli altrettanti occhielli che lo mantengono teso quando viene fissato sopra la porta di ingresso della casa. La stoffa di base è soprattutto gialla o arancione, i colori del sole e della gioia ma talvolta può essere anche bianca, simbolo della purezza, e raramente di altri colori.

Naturalmente il soggetto centrale di ogni Sthapana è Ganesh, il dio che “rimuove tutti gli ostacoli”. Questa definizione ci riporta a un’epoca, tra il secondo e primo millennio a.C, durante la quale gli uomini avevano bisogno della forza dell’elefante per abbattere le foreste, allargare i campi e raccogliere le messi e quindi lo adoravano. Quando la religione vedica assorbì i riti più arcaici, il culto dell’elefante sacro venne lentamente inserito nell’iconografia indù ma non perse in popolarità. Ci sono diversi miti che narrano della sua nascita e dei motivi del suo bizzarro aspetto: testa di elefante e ventre imponente. Secondo il più popolare, che qui sintetizzo, Ganesh, un bellissimo bambino creato da Parvati per custodire la propria dimora, si oppose all’ingresso di Shiva, compagno della dea. Il dio furibondo gli tagliò la testa e solo l’intervento di Brahma, Vishnu e dello stesso Shiva pentito riuscì a placare l’ira della madre. Ganesh riebbe la vita ma la sua testa venne sostituita con quella del primo animale di passaggio: appunto un elefante.

Tutti gli dei indù sono associati a un animale-veicolo e quello di Ganesh è il topo che “supera tutti gli ostacoli” per arrivare al cibo. Anche questa tuttavia è una metafora  poiché nella realtà il topo ruba il cibo agli agricoltori e la sua presenza, talvolta incatenato, ai piedi del dio indica che il mondo della natura e quello degli animali sono pienamente controllati dagli dei.

La struttura degli Sthapana è quasi sempre la stessa: al centro di due o più cornici floreali che delimitano lo spazio sacro, Ganesh siede sul trono, simbolo di regalità, affiancato da Siddhi e Buddhi, mogli o devote ancelle a seconda della leggenda. Siddhi rappresenta la saggezza, la spiritualità mentre Buddhi è l’intelletto e il successo che talvolta ne consegue. Ma Ganesh non è mai solo e così negli Sthapana viene riprodotto e concentrato il mondo delle campagne del Saurashtra: miriadi di uccelli – pavoni, pappagalli, colombi – fiori variopinti e poi l’elefante, il cavallo, il toro, la mucca, il topo e poi ancora il sole e altri simboli dell’induismo.

Da secoli la dote delle giovani spose della regione è stata costituita, oltre che dai tradizionali gioielli anche da un consistente numero di stoffe e di costumi ricamati che venivano impilati su una parete di casa e ricoperti con una grande tessuto ricamato. Il Ganesh-Sthapana era il primo a essere realizzato come gesto augurale e devozionale verso la più benevola delle divinità e proprio per questo possiamo definirlo un “talismano ricamato”. Sembra che i primi Sthapana risalgano alla metà del XIX secolo e siano presto diventati popolari in tutta la regione; pur mantenendo la stessa composizione, ne esistono diversi stili locali talvolta eseguiti anche con tecniche diverse.

Come dice Sardar S. Hitkari nel suo appassionato e fondamentale libro “Ganesh-Sthapana The Folk Art of Gujarat” “ogni artista moderno dovrebbe invidiare le forme astratte di questi ricami creati da donne che non hanno mai ricevuto una educazione artistica”. Sino a pochi decenni fa, prima che la televisione portasse nel loro mondo nuove realtà, queste popolazioni vivevano secondo ritmi secolari. Per le giovani che preparavano la dote e per le donne della famiglia, il ricamo era un momento di distrazione dal pesante lavoro quotidiano e un momento di condivisione con le altre donne. I tessuti ricamati diventavano quindi per ogni futura sposa espressione della sua personalità, ciò che di veramente suo avrebbe portato nella casa del marito quando avrebbe dovuto lasciare la famiglia di origine. I Ganesh-Sthapana rappresentavano dunque anche una speranza, una specie di talismano per un futuro il più possibile felice.

La recente modernizzazione dell’India ha portato soprattutto nelle campagne al decadere di molte tradizioni e i ricami per la dote sono stati sostituiti con altre forme di corredo più veniali e meno identitarie; ciò nonostante la forza religiosa dell’immagine di Ganesh rimane così potente che gli Sthapana continuano a essere prodotti anche oggi per fini commerciali. Quelli pubblicati in questo articolo ed esposti in occasione della mostra sono stati raccolti negli anni ’70 e ’80 e molti risalgono alla prima metà del XX secolo.

Renzo Freschi

“Dedico questo articolo a Sri Mannu Bhai, maestro di conoscenza dello straordinario patrimonio culturale che è l’arte del ricamo del Gujarat”.
Renzo Freschi

52 x 54 cm
Non fa forse tenerezza vedere Ganesh che sembra un ippopotamo con gli occhi gialli e uno specchietto come ombelico? E Siddhi e Buddhi non sembrano due figurine preistoriche fotografate anzi folgorate come da un flash in un passo di danza, e i pappagalli un ghirigoro? Pochi elementi espressi con una tecnica modesta ma il messaggio è chiaro e forte come un’icona.

62 x 47 cm
Alcuni Sthapana appartengono a una scuola più “colta”, probabilmente influenzata dal ricamo inglese; lo stile è più realistico, la composizione più regolare e simmetrica. Le figure sono ben definite da un ricamo fitto e compatto, che denota una maggiore abilità tecnica rispetto alla sommaria manualità degli Sthapana più “popolari”. Sicuramente c’è meno spontaneità e fantasia ma si può apprezzare l’eleganza dell’intreccio floreale e il maggior equilibrio cromatico.

59 x 55 cm
Qui Ganesh è tutto rosso, come il sontuoso abito che indossa; ha bianchi occhi penetranti e due topi neri ai suoi piedi. Il dio e le sue due fedeli compagne figurano all’interno di tre nicchie sovrastate da una coppia di tori. Anche in questo caso, il contrasto cromatico tra il rosso intenso delle figure e il giallo dello sfondo esalta la grande immagine del dio.

57 x 62 cm
Ecco un Ganesh-Sthapana in stile “naturalistico”, ricamato su stoffa bianca con filo di cotone. La forma quadrata contiene quella tradizionale pentagonale con due cornici, una larga con fiori e uccelli e una più stretta con specchietti rotondi. Al centro Ganesh, con due topi ai suoi piedi, sembra colto in un passo di danza; non è in compagnia delle solite devote ma di una coppia di mucche, mentre il gusto naturalistico della composizione è qui evidente in quei bellissimi pavoni dalle piume cangianti che affiancano il dio.

55 x 48 cm
Nel registro superiore Ganesh, Siddhi e Buddhi sono circondati da una miriade di uccelli e da un cavallo a due teste – metodo caratteristico della pittura indiana per rappresentare un gruppo di animali. Nel registro inferiore vediamo invece due immagini di Shiva, che impugna il tridente, in groppa a Nandi, il toro sacro, riconoscibile dalle corna gialle. È uno stendardo popolare che inserisce elementimitologici in un ambiente domestico; la descrizione in forma arcaica e potente di simboli evocativi. La straordinaria somiglianza di questo Sthapana con quello di pag. 65 del libro di S.S.Hitkari suggerisce che entrambi possano provenire dallostesso gruppo familiare, a testimonianza di una tradizione che si tramanda da generazioni.

55 x 52 cm
Questo Sthapana quadrato è diviso in due registri. In quello superiore Ganesh è affiancato da Siddhi e Buddhi – le sue due più fedeli devote – e tutti e tre sono completamente circondati da vari uccelli di diversi colori. In alto a destra compare il sole con raggi gialli e a sinistra la luna con raggi rosa, entrambi con i baffi. Il registro inferiore è popolato da uccelli grandi e piccoli, quasi uno stormo pronto a levarsi in volo; ma tra gli uccelli ci sono anche un toro e una mucca col vitello e altri animali con una sorta di criniera stilizzata, probabilmente dei leoni.

Prima metà del XIX secolo, area di Surindernagar, cotone grezzo ricamato con fili di seta.

67 x 62 cm
È un Ganesh-Sthapana molto elaborato ma altrettanto ordinato sia nella composizione sia nella scelta cromatica, che si esprime nella mescolanza di soli tre colori: il bordeaux, il verde chiaro e il bianco, tutti ovviamente sul fondo arancione con l’applicazione di specchietti rotondi. Tutti i soggetti, Ganesh, Siddhi e Buddhi, le vacche sacre (con un unico occhio centrale) e i pappagalli ricamati sotto le braccia del dio sono raffigurati con una stilizzazione equilibrata ed efficace. Le figure sono composte da sezioni di due colori diversi come le tessere di un mosaico.

72 x 61 cm
La stoffa giallo-zafferano è ricamata con fili di seta dai colori molto intensi. La composizione è particolarmente ricercata: al centro di sontuose cornici floreali Ganesh e le sue fedeli adoratrici sono protetti da una triplice decoratissima arcata sorretta da due colonne, una felice rappresentazione dell’altare di un tempio. Al suolo, tante offerte floreali. Il contrasto tra il colore della stoffa e quelli accesi del ricamo crea un effetto quasi ipnotico.

65 x 57 cm
È lo Sthapana più movimentato dell’intera collezione, popolato da figure che ruotano intorno allo specchio centrale, simbolo forse del fuoco o dell’altare sacro. Siddhi e Buddhi sono forme cilindriche sulle quali poggia la testa a mò di vaso. Hanno un braccio alzato come per impugnare i grandi ventagli di fianco alla testa del dio. In alto quattro figure -con la stessa incredibile forma delle ancelle e di Ganesh- sembrano impegnate in una danza scomposta. Anche in questo caso è evidente la straordinaria fantasia di certi Sthapana ma anche la loro qualità pittorica che li rende delle autentiche opere d’arte. Per oltre trent’anni ho appeso questo dipinto-ricamo su una parete di casa e tutt’ora quando lo guardo il cuore e la bocca si aprono di fronte a questo piccolo, spontaneo capolavoro.

56 x 57 cm
A volte le parole non riescono a descrivere l’inventiva di chi ha creato un ricamo come questo che, pur nel solco della tradizione, è diverso da tutti gli altri. Su tutti gli elementi, umani, animali e floreali, sono tratteggiati tanti piccoli punti bianchi che li ricoprono come fossero tanti fiocchi di neve, originando un curioso effetto estetico. Nella cornice esterna profilata da una passamaneria argentata compaiono degli strani animali con le fauci aperte, forse feroci forse mitologici, legati da collare e catena.

60 x 53 cm
È forse uno degli Sthapana più realistici di tutta la collezione. Ganesh, interamente rosa e con in capo una ricca corona conica, ha il torso coperto dalla preponderante pancia, dalla quale spuntano le quattro braccia con i tradizionali oggetti rituali. La proboscide ha appena afferrato un rosso dolce di cui è ghiotto, mentre sul petto luccicano tanti lustrini argentati. Sono questi che, insieme agli specchietti che illuminano la scena popolata da pavoni, elefanti e topi, tutti blu, sembrano voler riprodurre la luce benevola diffusa dal dio. Dal registro inferiore scendono cinque festoni, gli stessi che decorano case e templi durante le celebrazioni religiose.

68 x 58 cm
Nella moltitudine quasi accecante di ghirlande fiorite e di petali che riempiono tutto lo spazio, quasi scompaiono i due pappagalli in alto e ancora di più le figurine di Siddhi e Buddhi, che hanno due specchietti al posto della testa. Solo il colore blu e le chilometriche proboscidi permettono di individuare la coppia di elefanti in basso. Ma la confusione racchiude un’altra dimensione, delimitata da una fettuccia argentata in cui risiede Ganesh, coperto da specchietti e lustrini argentati che ne fanno solo intuire la forma. Lo spazio sacro è separato da quello mondano e solo la devozione permette di accedervi e di godere della sua luce riflessa: è il folklore che non dimentica il divino.

56 x 55 cm
Chi riuscirebbe a riconoscere in queste tre forme vagamente umane Ganesh con le sue Siddhi e Buddhi se non per la proboscide e le gambe incrociate del dio? E chesignificato hanno quelle barre orizzontali che sovrastano le figure? E perché gli animalie le altre figurine della cornice esterna sono immediatamente identificabili rispetto alle forme astratte e ai diversi colori delle tre figure centrali? È questo lo straordinario fascino dei Ganesh Sthapana: la fantasia al potere!

50 x 38 cm
A volte il disegno si fa semplice ed essenziale, e prevale un gusto naif che tuttavia mantiene il fascino della migliore “art brut”. Le due devote Siddhi e Buddhi hanno le braccia alzate come se danzassero, mentre i due specchietti che hanno sul capo simboleggiano i vasi dell’acqua abitualmente trasportati dalle donne indiane. La scena è un vero festival di colori: ogni figura è ricamata con un colore diverso e persino Ganesh è metà rosso e metà bordeaux. Ai suoi piedi, due topi blu, ma con la testa rosa, sono legati con una catena al piatto delle offerte.

53 x 46 cm
Ecco un altro bellissimo esempio della capacità di sintesi che le ricamatrici del Saurashtra hanno saputo esprimere nei Ganesh-Sthapana. Il dio è raffigurato tra due forme ovali sovrapposte a forma di otto con due occhietti di specchio che ci fanno indovinare dove è la testa. Siddhi e Buddhi sono formate da un rombo e un triangolo con le teste incoronate composte da una serie di specchietti. Tutto il resto è un ricamo con motivi floreali sul quale spiccano le sagome rossoscuro delle tre figure principali.

Renzo Freschi
Renzo Freschi
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