24 Apr BAHUBALI
di Renzo Freschi
BAHUBALI (detto anche Gommateshwara)
Mentre preparavo la mostra sul Giainismo (2024) avevo cercato un’immagine di Bahubali, un “santo” giainista molto venerato nel Sud India. Negli anni ’80, durante un viaggio nel Karnataka, una regione ricca di straordinari siti archeologici e magnifici templi, ne avevo sentito parlare e avevo deciso di visitare il sito di Sravanabelgola dove, alla sommità di una collina di enormi massi, si erge la statua di Bahubali, un monolito di pietra scolpito nel 981 e alto circa 17 metri. Oltre alla dimensione e all’antichità mi aveva impressionato la perfezione di Bahubali eretto nella posizione “di abbandono del corpo”, come se la rigidità rappresentasse simbolicamente la sua determinazione ad abbandonare ogni legame materiale e mentale per raggiungere la Conoscenza, secondo gli insegnamenti del Giainismo. Sfidando il tempo e le avversità, Bahubali è raffigurato eretto in meditazione. Il volto con gli occhi chiusi appare senza espressione perché senza pensiero, nel senso che è rivolto alla propria interiorità con un totale distacco da ciò che lo circonda. Ma ciò che mi aveva colpito erano i tralci vegetali che dalla base della statua le avvolgevano le gambe per salire lungo le braccia. A questo punto per “svelare il segreto” di Bahubali è necessario raccontarne la storia. Secondo la leggenda, Bahubali era uno dei cento figli di un re vissuto alcuni secoli a.C. Quando il re decise di ritirarsi dalla vita mondana per farsi monaco divise le sue proprietà tra i figli uno dei quali però, Bharata, voleva impossessarsi dei beni dei fratelli: solo Bahubali si oppose. I due fratelli decisero di sfidarsi in modo incruento (guardandosi negli occhi e tramite la lotta, sia libera che nell’acqua): Bahubali vinse tutte e tre le sfide ma turbato dalla violenza delle cose materiali decise di diventare monaco giainista. Rimase eretto e immobile per un anno: lentamente le piante gli avvolgevano il corpo senza che lui desistesse dalla ricerca della Conoscenza assoluta.
Il fratello, pentito di averlo sfidato, venne quindi ad onorarlo e allora Bahubali, consapevole che anche il karma causato dalla sua inutile vittoria era estinto, meditò per altri undici anni e raggiunse l’Illuminazione, diventando il primo monaco giainista che l’aveva raggiunta. Egli quindi è un “santo”, un Illuminato che ha annullato il processo delle reincarnazioni ma non è un Tirthankara, uno dei 24 Maestri del Giainismo. Per onorare questa figura mitica del Giainismo, ogni 12 anni viene costruita intorno alla testa una imponente struttura, dalla cui piattaforma la figura viene completamente irrorata con quattro sostanze sacre, ognuna di colore diverso (latte, burro rettificato (gee), zafferano e curcuma), che simbolicamente cancellano dalla statua tutte le impurità.
La storia che ho appena descritto potete immaginarla in questa bellissima statuina di Bahubali che, stante su una doppia base, è avvolto da tralci vegetali che circondano le gambe per salire lungo le braccia. Le gambe non si toccano e le braccia sono staccate dal corpo in modo da sottolineare il distacco da qualunque attaccamento; il corpo è proporzionato, perfetto nella sua immobilità. Ai piedi due cobra, simbolo della vittoria sulle passioni umane, ergono il cappuccio, mentre sulla base sono incise delle scritte devozionali.
Renzo Freschi





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