NUOVE PROPOSTE MAGGIO 2022

Quando Siddharta iniziò la sua ricerca verso l’estinzione della sofferenza scelse inizialmente quel metodo già praticato dagli asceti brahmanici e quindi indù che prevedeva varie forme di mortificazione del corpo. Ecco perché nei rilievi che ornano molti stupa del Gandhara compaiono anche le figure di questi asceti che anche oggi mantengono lo stesso tipo di ricerca e lo stesso aspetto: barba lunga, lunghi capelli raccolti in un grosso chignon, spesso a petto nudo. Nelle due formelle provenienti da un carro processionale del Sud India gli asceti (sadhu) sono praticamente identici ai loro antenati gandharici e ne confermano la millenaria tradizione. Quella di sinistra mostra un giovane asceta che impugna con la mano destra un bastone a forcella usato nella pratica di rimanere eretti per periodi anche prolungati; la forcella serviva a sostenere temporaneamente una gamba o una parte del corpo. La formella di destra presenta invece un sadhu più anziano, appesantito dall’età, che impugna uno scacciamosche. Nell’ultima vediamo un gruppo di sette asceti e un ottavo al centro ma con un’acconciatura diversa; possono essere sadhu oppure, più probabilmente, i Sette Rishi/Veggenti che tramandano agli uomini la saggezza dei Veda.

DUE ASCETI (sadhu)
Formelle di carro processionale
India, Tamil Nadu
XIX secolo
Legno – H. 48 cm
2500 euro (la coppia)
1500 euro (l’uno)
+ spedizione

Collezione Privata

UN GRUPPO DI RISHI/VEGGENTI
 India, Tamil Nadu
XIX secolo
legno, H. 46 cm

Euro 1800 + spedizione

Immagine tratta da: Ancient buddhist art from Gandhara, Panasia Gallery

Immagine tratte da: Gandharan Art from the Hirayama Collection

4 FORMELLE SBALZATE E DORATE TIBETANE

PRABHA/MANDORLA
Tibet, XVI/XVII secolo
Lamina di rame sbalzato e dorata
cm 36×34

Prezzo su richiesta

 

Al centro di questa aureola era posta la statua di una figura eretta. Le due file laterali mostrano otto differenti Bodhisattva seduti su un fiore di loto. Lo stile riprende quello del famoso Tempio di Densatil distrutto durante la Rivoluzione Culturale Cinese.

FRAMMENTO DI MANDALA
Tibet, XVII/XVIII secolo
Rame sbalzato e dorato
Cm 37 x 68

Prezzo su richiesta

E’ il frammento, probabilmente di un grande mandala, che decorava la sala di un monastero tibetano. Racchiuse tra due cornici formate da petali di loto (in basso) e fiamme (in alto) si vedono scene di cimiteri, con i cadaveri smembrati da animali feroci, una cremazione (in alto a destra), l’asceta Virupa, e (al centro) il re e la regina dei serpenti protetti dalle teste sporgenti dei cobra. La scena rimanda all’aspetto esoterico del buddhismo tibetano: il cimitero è l’immagine dell’impermanenza dell’uomo e la consapevolezza che deriva da questa visione è un passo verso la possibile illuminazione.

FREGIO DECORATIVO
Tibet
XVII secolo
Lamina di rame sbalzato e dorato
H. 60 cm

3200 euro + spedizione

 

Un intreccio vegetale racchiude in alto la figura di Palden Lhamo in sella a un mulo, l’unica protettrice di sesso femminile del buddhismo e del Tibet, e due fiori di loto. Lo sbalzo era parte di una grande decorazione che ricopriva le pareti di un tempio tibetano.

SCHELETRO DANZANTE
Tibet
XIX secolo
Rame sbalzato e dorato
H.30 cm

Euro 3000 + spedizione

Non c’è nulla di macabro nella onnipresente presenza di teschi e scheletri nell’arte tibetana; anzi, la loro rappresentazione, più che collegata all’ineluttabilità della morte, li trasforma in protettori dalle forze malvagie dell’ignoranza, e la loro danza è il simbolo della morte e della rinascita nel cerchio quasi infinito delle reincarnazioni. Ecco quindi che lo scheletro che nella cultura popolare italiana viene spesso associato a gesti scaramantici, in quella tibetana assume la maschera di una figura del teatro popolare, un divertente e agile ballerino, spesso sorridente, che fa divertire anche i bambini.

FIGURA DI SAGGIO
Arte del Gandhara
III-IV secolo
Stucco
H. 63 cm

Prezzo su richiesta

La bella torsione del collo sembra far protendere questo volto verso qualche interlocutore. Le tre pieghe sul torace evocano un appena accennato protendersi in avanti. Il panneggio ricade morbido ed elaborato tra le gambe, e le ginocchia e gli stinchi si piegano in una postura che non fa pensare a un vero riposo.

Anche se è seduto in posizione apparentemente calma e composta, in tutti i particolari questo personaggio sembra infuso di movimento e di azione. Sembra chiara la sua appartenenza a una composizione, probabilmente ricca di figure: un episodio o un miracolo della vita del Buddha, o forse Vajrapani che spesso affianca il Buddha. Tutti i lineamenti infondono a questo viso un’espressione che allo stupore mescola sicurezza e autorità. Le sopracciglia spesse e corrugate proiettano ombre fonde sullo sguardo, e il trattamento delle palpebre asseconda il cipiglio; le guance piene, attraversate dalle anse ordinate dei baffi, formano grosse pieghe intorno al naso robusto. La bocca si schiude per mostrare la punta della lingua: forse a indicare che il personaggio ha preso la parola?

Pubblicato sul catalogo Miti e Riti in copertina e a pagg. 6-9.

Renzo Freschi
info@renzofreschi.com
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