Buddha, la leggenda dorata

di Renzo Freschi

Un’altra mostra su Buddha?
Sì, ma al Guimet di Parigi, uno dei più importanti musei al mondo di arte dell’Asia!

Ne ho viste parecchie di mostre sul buddhismo – e altre ancora spero di vederne- ma anche se i temi sono più o meno sempre gli stessi, hanno tutte un taglio particolare che le rende diverse. Anche Buddha, la leggenda dorata, che celebra il 130mo anniversario della fondazione del Museo, è speciale perché sembra una introduzione generale alla conoscenza dell’arte buddhista e all’immagine del suo fondatore attraverso 162 opere, quasi tutte di proprietà del Guimet, provenienti dai Paesi dove si è diffusa la dottrina dell’Illuminato dall’India al Tibet, al Sud-est asiatico, alla Cina e al Giappone.

La mostra è divisa in undici sezioni con un allestimento eccellente che valorizza ogni opera. Nelle prime due sezioni dedicate alla diffusione del buddhismo e alle vite dell’Illuminato prima della sua incarnazione storica – nel VI sec. a.C. – è notevole una statua thailandese del XV secolo in cui l’Illuminato tocca la terra con la mano destra per renderla testimone della sua determinazione a raggiungere la conoscenza.

È l’icona assoluta dell’immagine del Buddha diffusa in tutto il mondo e proprio per questo posta all’inizio della mostra.  Subito dopo si rimane incantati da un lungo rilievo in tre parti proveniente dall’oasi di Tumshuq (Cina) lungo la Via della Seta. Le figure si ispirano allo stile ellenizzante del Gandhara diffuso in tutto l’Oriente ma prendono forme che si adattano al gusto locale.

Alcune tra le opere più scenografiche per qualità e dimensione si trovano nella terza sezione dedicata al Buddha storico, dalla nascita ai momenti salienti della sua vita. Sono sette grandi altorilievi (H. 81 x L.272 cm) del complesso monumentale di  Borobudur (Indonesia, VIII-X secolo) che illustrano in modo quasi pittorico altrettanti momenti della vita del Buddha. Tre sono riproduzioni fedeli degli originali e quattro sono fotografie di formato 1:1 scattate in loco da Hugues Dubois, uno dei migliori fotografi d’arte francesi.

Da un punto di vista strettamente museale o filologico si potrebbe rimanere perplessi di fronte alla scelta di presentare riproduzioni dell’originale (donati alla Francia dal Governo olandese nel 1900) ma bisogna considerare che in questo modo il visitatore riesce ad apprezzare alcune tra le massime espressioni dell’arte buddhista di tutti i tempi. Inoltre la dimensione e la qualità di questi rilievi creano un effetto spettacolare che consente anche all’osservatore meno esperto di cogliere il fascino di quest’arte.

In questo senso anche l’inserimento nella mostra di un’opera contemporanea, Reduction di Takahiro Kondo, famoso artista giapponese, testimonia che l’arte buddhista è tutt’ora viva e continua a ispirare una ricerca estetica che in questo caso raggiunge la stessa intensità delle opere più antiche. Takahiro Kondo ha fatto eseguire un calco di se stesso nella classica posizione della meditazione e ha riprodotto la figura mescolando materiali diversi: il risultato è una figura semplice ma assoluta, capace di emozionare per la spiritualità che emana.

I temi delle sezioni sono un vero e proprio percorso didattico tra gli aspetti più importanti del buddhismo: l’immagine del Buddha, la sua dottrina, i discepoli, i testi sacri, i miracoli e infine la sua morte, o meglio il suo ingresso nel nirvana. Tra le tante opere colpisce il bellissimo rilievo in scisto del Gandhara (II secolo) del Miracolo di Sravasti , uno dei momenti topici della mitologia buddhista, e un grande stupa del Tibet (H. 220 cm) in rame dorato e turchesi della seconda metà del XVIII secolo.

Rilievo in scisto del Gandhara (II secolo) del Miracolo di Sravasti.

Grande stupa del Tibet in rame dorato e turchesi (H. 220 cm).

Il percorso si chiude con una serie di teste e di figure del Buddha di provenienze diverse che permettono di osservare i differenti stili nazionali e i cambiamenti estetici avvenuti negli oltre duemila anni dell’arte buddhista.

La mostra è curata da Thierry Zéphir -uno dei massimi esperti di buddhismo- e tutte le opere esposte sono pubblicate nell’ottimo catalogo di 240 pagine che vede il contributo di vari studiosi francesi.

Renzo Freschi - asian art
Renzo Freschi
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